
Il frammento pare ormai diventato la cifra della comunicazione contemporanea. Frammenti d’ogni sorta di linguaggio che più che comunicare qualcosa sembrano piuttosto generare solo un cicaleccio frenetico, un brusio persistente e insormontabile. Ma l’errore più grande sarebbe ritrarsi sdegnosi: la chiacchiera ha una sua dimensione ontologica, come ha spiegato Heidegger, e va presa invece sul serio, molto sul serio. Certo costa una bella fatica star dentro questo rumore ma è, come si dice, imprescindibile, necessario! Poi occorrono i filosofi che fanno un poco di ordine, a volte. Del resto Heidegger è vissuto prima dell’avvento dei social-networks, pare si fosse ritirato nella Foresta Nera e non volle mai neppure un televisore! Ma queste sono solo battute: la chiacchiera, ieri come oggi, risponde alle stesse dinamiche e serve agli stessi scopi, che sarebbero poi quelli di esistere e prender posto nel mondo, certo oggi è particolarmente ridondante e proprio per questo, appunto, servono ancora di più i filosofi. Bisogna tenere insieme i frammenti, rimetterli in fila o uno accanto all’altro scovandoci una qualche logica, ricostruirne un possibile ordito o anche più di uno.
