La follia è tema affascinante e abusato nella storia di tutte le letterature. Abuso un po’ anche io.
La citazione latina fa sempre la sua bella figura e comunque aiuta, da esperti o anche no, ripercorrere etimologie e sfumature di significati.
Amens è l’innamorato/a che vede sfuggire il proprio oggetto d’amore e non sa rassegnarsi, ma anche il guerriero che si appresta ad una battaglia nella quale non ha la benché minima speranza di avere successo o l’eroe chiamato ad un destino grande del quale non si sente all’altezza e per il quale è richiesta una rinuncia terribile; amens è il desiderio frustrato che genera ira, cieco furore (il che lascerebbe intendere la presenza anche di un furore che invece ci possa vedere benissimo) con cui ci si getta in un qualche agone ineludibile, amens è anche il vecchio le cui indebolite connessioni neuronali non gli consentono più un normale approccio con il mondo (o che tale lo diventa proprio perché non sopporta di non poter più approcciarsi al mondo come faceva da giovane)… colpisce come debba essere qualcosa di diverso dal “semplice” insanire o essere demente: quella costruzione privativa a-mens (che credo sarebbe poi più greca che latina: senza mente) sembra alludere ad una soppressione improvvisa e forse temporanea delle facoltà mentali, una sospensione del giudizio che lasci campo libero agli istinti, alla passione: da qualche parte l’istanza razionale c’è, ma ora è messa fuori gioco dalle circostanze sopraggiunte.
